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Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza scritto da Ray Bradbury, uno scrittore nordamericano considerato fra i più grandi autori di letteratura fantascientifica. Concepito nel 1951, fu pubblicato nel 1953. L’ambientazione è quella di un ipotetico futuro nel quale leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Il titolo del romanzo, non a caso, è riferibile alla temperatura di autocombustione della carta (secondo le unità di misura imperiali), 451 Fahrenheit appunto, che corrispondono a 232,78° C. Al titolo di questo romanzo si è ispirato il regista statunitense Michael Moore per il suo documentario Fahrenheit 9/11 ispirato ai fatti dell’11 settembre 2001.

Il testo rientra nel filone della fantascienza sociologica e vuole rappresentare i rischi di una società distopica (per distopìa – o antiutopìa, pseudo-utopìa, cacotopìa o utopìa negativa – si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopìa ed è soprattutto utilizzato in riferimento ad una società fittizia, spesso ambientata in un futuro prossimo, nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremismi apocalittici). Secondo alcuni critici vorrebbe altresì simboleggiare una allegoria del maccartismo imperante nella società statunitense dei primi anni Cinquanta. Secondo altri, l’autore avrebbe inteso prefigurare semplicemente una società utopica cresciuta all’ombra di cervellotici machiavellismi.

Analogie con Huxley e Orwell: il romanzo di Bradbury affronta il tema delicato della gestione delle informazioni e del controllo della società e – sotto questo particolare aspetto – tratta lo stesso tema dell’altrettanto famoso romanzo di Aldous Huxley, Il mondo nuovo , pubblicato nel 1932. In entrambi i libri l’attenzione delle persone verso l’operato del governo è annichilita dall’imposizione di un consumo di massa, dove il fine ultimo è apparenza, protagonismo e appagamento materialista. Nonostante il proposito delle dittature, la felicità risulta essere apparente, esistono quindi momenti di tristezza che però possono essere eliminati facilmente grazie all’uso di pillole. Fahrenheit 451 ha anche numerose analogie con il romanzo 1984 di George Orwell: in entrambi i libri si incoraggia la delazione (persino fra componenti dello stesso nucleo famigliare) e si fa un uso massiccio della censura, dove però quest’ultima è organizzata in modo differente. Mentre in 1984 tutte le notizie vengono costantemente falsate ad opera di un ministero delegato, nel romanzo di Bradbury è bandita qualsiasi informazione scritta, in maggior parte presente su supporto cartaceo. I libri sono quindi materiale illegale, e come tale, tenuto nascosto nei posti più disparati dai lettori fuorilegge per far fronte alle continue incursioni dei pompieri incendiari. A differenza di quanto accade in “1984”, dove è chiara l’allusione al totalitarismo comunista di Stalin, “Fahrenheit 451” e il “Mondo Nuovo” possono essere considerati libri critici verso le degenerazioni informative dei regimi democratici, basati sul sempre più invadente consumo di massa. In ogni caso il libro di Bradbury ha un finale aperto a una nuova vita e alla speranza, mentre Orwell non lascia alcuna via di fuga.

Ray Bradbury: “Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche”